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Bab03

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bab03 A Place to Live  Una dimora è un luogo che si abita, dove si resta, si sosta a lungo. Un luogo d’elezione, alle volte meta di una lunga erranza, un posto in cui si decide di fermarsi e stare. Alcuni fotografi restano abbastanza a lungo in un luogo tanto da poterlo chiamare casa, alla cui indagine hanno dedicato una considerevole porzione di vita, altri invece, senza attaccarsi a una geografia precisa, sono impegnati alla costante ricerca della propria dimora nello spazio che li accoglie.

 

95 disponibili

“noi immergevamo le mani nel linguaggio,

vi afferrarono parole delle quali non sapemmo

che fare, non essendo che i nostri desideri.”

Yves Bonnefoy, da L’ora presente

 

bab è un luogo di carta nato per accogliere sguardi e linguaggi diversi, tutti rivolti al paesaggio. Questo numero si compone come un incontro tra fotografia e scrittura sul comune tema della dimora.

Una dimora è un luogo che si abita, dove si resta, si sosta a lungo. Un luogo d’elezione, alle volte meta di una lunga erranza, un posto in cui si decide di fermarsi e stare. Alcuni fotografi restano abbastanza a lungo in un luogo tanto da poterlo chiamare casa, alla cui indagine hanno dedicato una considerevole porzione di vita, altri invece, senza attaccarsi a una geografia precisa, sono impegnati alla costante ricerca della propria dimora nello spazio che li accoglie. Ognuno è impegnato nell’annoso tentativo di far combaciare i confini di questo luogo dell’anima ai bordi labili dell’inquadratura, nel nobile compito di far diventare una geografia immagine, uno spazio un luogo, un’esperienza paesaggio.

Infine è la fotografia ad essere, in un certo senso, una dimora; in essa tanto l’autore che la creata che il fruitore, scelgono di sostare, indugiare, trovandovi uno spazio abitabile con lo sguardo, dove fermare lo spirito.

I fotografi che hanno condiviso con noi il loro senso di dimora, rispondendo alla nostra call for entries, sono stati novantadue, da tutto il mondo. Abbiamo selezionato cinque di loro attraverso il consiglio di una giuria di esperti, quali Chiara Capodici e Milo Montelli, e del nostro editorial board (Daniele Cinciripini, Marco Fava, Serena Marchionni).

Il risultato del lavoro di selezione e costruzione del numero intende proporsi come un mosaico organico delle possibili interpretazioni visuali del senso di casa, dimora appunto, offerteci da una giovane generazione di artisti.

Le differenze delle singolarità qui accolte sono il fondamento dell’operazione culturale che ikonemi, attraverso bab, tenta di portare avanti, cioè di muoversi al confine di linguaggi diversi, ignorare le poetiche dei generi artistici, per aprire tematiche, e interrogare i suoi lettori.

Il duo Alice Caracciolo e Cemre Yesil con il progetto Piet r à, Clement Hong Yui Chan con la sua serie su Honk Kong intitolata Z-Axis, l’irlandese Jan Mc Cullogh con un progetto performativo e fotografico Home Instructional Manual, il duo Barbara and Ale con un viaggio- ricerca sul Mar Morto Hashtag Deadsea, e infine Nicola Domaneschi e Marco Verdi, alias MounthFog, con il loro Flood Medication Blues.

Troverete anche tre scrittori, Martina Germani Riccardi, che ha condiviso qui alcuni suoi versi, Domitilla Pirro e Michele Orti Manara che per questo numero hanno redatto dei racconti brevi. L’incontro con Martina è stato guidato dalla fortuna mentre quello con Domitilla e Michele è stato reso possibile grazie al consiglio e alla guida di Leonardo della casa editrice Oblique.

bab è l’acronimo di balene ai bordi, un principio guida, bab è una fanzina nata dal desiderio mio e di Serena di mettere a dimora sguardi diversi sul paesaggio, bab è annuale, indipendente e autoprodotta, bab è arrivata al suo terzo numero e si rinnova profondamente, nell’aspetto e nel formato, grazie al prezioso apporto di Marco Fava.

“Nous plongions nos mains dans le langage,

Elle y prirent des mots dont nous ne sumes

Que faire, n’étant rien que nos désirs”

By Yves Bonnefoy L’heure présent.

Bab is a place of paper created to welcome different gazes and languages, all pointing to the landscape. This issue consisted of  an encounter between photography and writing on the common theme of the dwelling.

A dwelling is a place where one lives, where one remains, one takes a break  for a long time. A place of choice. Sometimes the destination of a long wander and a place where you decide to stop and stay.

Some photographers stay in a place long enough to call it home, to whose investigation they have devoted a considerable portion of life. Others have been working hard to the constant search for their dwelling in a space that welcomes them, without clinging to a clear geography. Everyone is engaged in a long standing attempt to match the borders of this place of the soul with the fading edges of the frame, in a noble act of becoming a layout: an image, an area, a place, a landscape experience.

In the end,  photography  is a dwelling in a way sense. In it both the author who has created it and the user  choose to stop, linger, finding a living space with the gaze, where to stop the spirit.

The photographers, who shared their sense of dwelling with us, answering to our call for entries, have been ninety-two from all over the world.  We have selected five of them by the advice of a panel of experts, such as Chiara Capodici and Milo Montelli, and our editorial board (Daniele Cinciripini, Marco Fava, Serena Marchionni).

The result of the selection work and construction of this issue intends to present itself as a consistent patchwork of the possible visual interpretations of the sense of home, a dwelling indeed, offered to us by a young generation of artists.

The differences of the individuals accepted here are the foundation of the cultural operation that ikonemi, by bab, tries to pursue. This means to move on the border of different languages, to ignore the poetics of artistic genres, to open subject matters and to interrogate its readers.

The duo Alice Caracciolo and Cemre Yesil with the project Piet [r] à, Clement Hong Yui Chan with his series about Honk Kong entitled Z-Axis, Jan Mc Cullogh with a performative  and photographic project Home Instructional Manual, the duo Barbara and Ale with Hashtag Deadsea, and finally Nicola Domaneschi and Marco Verdi, alias MounthFog, with their Flood Medication Blues.

You will also find three writers: Martina Germani Riccardi, who  have shared some of her verses here, Domitilla Pirro and Michele Orti Manara who wrote short stories for this issue. The meeting with Martina was guided by fortune, while  Domitilla and Michele’s one was made possible thanks to Leonardo’s advise from Oblique publishing house.

Bab stands for whales on the edges that is a guiding principle. Bab is a fanzine born from my desire and Serena’s  to fix different looks on the landscape. Bab is annual, independent and self-produced. Bab has reached its third issue and has profoundly renewed , in appearance and format, thanks to the precious Marco Fava’s contribution.

Daniele Cinciripini

co-founder of Ikonemi

editor of bab

Colophon

Progetto editoriale
Serena Marchionni e Daniele Cinciripini

Collaborators
Chiara Capodici, Milo Montelli, Marco Fava, Oblique

Design
Marco Fava

Traslation
Marina Sebristov, Manuela Petrelli, Ilaria DI Gregorio

Photographs
Alice Caracciolo – Cemre Yesil, Chan Hong Yui Clement,
Jan McCullough, Barbara and Ale, Nicola Domaneschi – Marco Verdi

Texts
Domitilla Pirro, Miche Orti Manara, Martina Gennari Riccardi

stampa a cura di FASTEDIT, Acquaviva Picena (AP)
Digital print – Bioprima 100gr200 copie

codice issn 2499-6173

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