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Project

Flood, Medication Blues

Social

Issue

Bab03

Category
BAB03
Tags
Bab03, Mounthfog, Nicola Domaneschi e Marco Verdi
About This Project

Tato stenta a riconoscere le forme dei salici,

il sentiero che conduce al porticciolo,

gli isolotti che domani avranno una nuova geografia, i colori del mese di novembre

 

Flood, Medication Blues racconta la vita ostinata nelle baracche lungo il Po: pescatori, selvatici, esuli. Un isolamento che sconvolge, quando l’acqua, inesorabile, si riprende le loro vite e restituisce un paesaggio primitivo e inesplorato.

Il progetto nasce con l’intenzione di documentare l’ultima grande piena del fiume Po, verificatasi nel novembre 2013. La nostra indagine si è concentrata su un’area geografica relativamente ristretta, tra le città di Cremona e Parma, ma presto ci siamo resi conto dell’esistenza di un “piccolo mondo” che popola gli argini del fiume, abitato da persone che scelgono deliberatamente di vivere in quei luoghi per isolarsi dalla società urbana. Non senza qualche esitazione, abbiamo iniziato a passare del tempo con loro, entrando in contatto con una realtà che fino ad allora avevamo percepito o conosciuto solo attraverso racconti di persone a noi più o meno vicine.

Come conseguenza di una grande alluvione, la percezione del paesaggio cambia drasticamente, apparendo sotto un aspetto inedito in cui i colori e le geometrie naturali ed artificiali sono alterati, deformati. Queste circostanze estreme rappresentano il contesto entro cui abbiamo deciso di descrivere e interpretare la vita delle comunità del fiume, insieme ai mutamenti del territorio che abitano. Fino agli anni ’70 era piuttosto comune costruire baracche, piccole case abusive e rifugi per pescatori e cacciatori lungo il Po e le persone avevano un rapporto più vivo con il grande fiume e le sue campagne. Con il passare del tempo, queste aree hanno subito un crescente inquinamento, causato dallo sviluppo di siti industriali lungo le sponde del fiume, e le comunità locali hanno progressivamente abbandonato questi luoghi, con conseguenze anche pesanti sulla salvaguardia e manutenzione degli argini e delle zone più fragili del territorio.

Oggi il fiume, in molte zone e soprattutto in alcuni periodi dell’anno, è ancora percepito come pericoloso, distante e minaccioso. Nonostante ciò, alcune persone hanno sempre mantenuto un fortissimo legame con esso e decidono di trascorrere qui gran parte del loro tempo, preferendo questo tipo di vita rispetto alla comodità della città o del paese. Il loro desiderio di isolamento dai contesti urbanizzati ha poco a che fare con povertà o emarginazione. Il loro legame con il fiume è così forte da spingerli a rifiutare di lasciare le loro abitazioni illegali anche quando seriamente minacciate dall’alluvione. Il fiume, così vissuto, può lasciare delle ferite che tuttavia fanno parte di un ciclo vitale, e queste persone sembrano conoscerne bene il significato.

La nostra ricerca riflette sulla relazione simbolica ed emozionale tra l’uomo e il paesaggio naturale, e sulla particolare spiritualità delle comunità rurali che continuano a popolare il “piccolo mondo” lungo il grande fiume italiano.

The project started in order to document the great flood of the Po, Italy’s longest and widest river, which occurred last November 2013. We focused on a relatively limited area, between the cities of Cremona and Parma, and soon realized there was a “small world” along the river, inhabited by people who deliberately choose to live there to isolate themselves from urban society. Not without hesitation, we started spending time with them.

In the aftermath of a flood, the perception of a landscape changes dramatically: these extreme circumstances provide the context in which we want to describe and interpret the lives of these people. Until the 1970s it was common to build huts and shacks along the river. But then the area became contaminated by nearby industrial sites, and the local communities progressively abandoned it. Today the river is still regarded as intimidating, dangerous and distant. Nonetheless, some people have always felt a strong connection with the river and prefer living there rather than in cities. Their self-isolation is neither about poverty nor marginalization. Their bond with the river is so strong that they refuse to leave their illegal homes even when the floods put them in serious danger.

We are interested in the symbolic and emotional relationship between humans and the natural landscape, and in the spirituality of the rural communities along the river.

Nicola Domaneschi (Cremona, 1987. BA in Graphic Design and Multimedia at Libera Accademia di Belle Arti of Brescia) and Marco Verdi (Pavia, 1987. MSc in Sound and Music Engineering at Politecnico di Milano) work collaboratively since 2006. In 2011, they co-founded the multidisciplinary project Mount Fog together with the Swedish Erich Grunewald, focusing on photography and sound art. Their research, deeply connected with the perceptual space of sound, is addressed to documentary photography, with a particular interest in landscape, human-nature interaction and the symbolic representation of architecture and artefacts.

From 2015 to today, they exhibited at SI Fest O‑ (Savignano sul Rubicone), the Triennale of Milan for Riccardo Prina Award, Fotografia Europea O‑(Reggio Emilia), PAV Parco Arte Vivente (Turin) and in private galleries.